Una giudice della Sezione Lavoro del Tribunale Superiore di Giustizia delle Canarie (TSJC) ha emesso un voto particolare in una sentenza relativa al riconoscimento della disabilità a un bambino di 10 anni con disturbo dello spettro autistico (TEA), al fine di adattare il linguaggio giuridico e rendere il contenuto della decisione più accessibile al minore.
La sentenza della Sezione ha mantenuto il consueto linguaggio tecnico-legale, nonostante la richiesta della giudice Gloria Poyatos di renderlo più comprensibile, motivo che l’ha portata a esprimere formalmente il suo dissenso attraverso un voto particolare.
Nel suo testo, la giudice giustifica la necessità di adattare il linguaggio giuridico facendo riferimento a normative nazionali e internazionali, come la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, la Carta dei Diritti dei Cittadini del 2002 e le Regole di Brasilia del 2008 sull’accesso alla giustizia per le persone in condizione di vulnerabilità.
Secondo Poyatos, dunque, “l’adattamento del linguaggio delle decisioni giudiziarie quando riguardano minorenni non è una facoltà del giudice, ma un dovere”.
Anche la recente normativa spagnola – in particolare la Legge Organica 5/2024 sul diritto alla difesa e quella sulle misure di efficienza del servizio pubblico della giustizia – sottolinea che la giustizia moderna, in quanto servizio pubblico, deve essere percepita dai cittadini come qualcosa di proprio, vicino, efficace e, soprattutto, comprensibile.
In questo senso, la giudice del TSJC evidenzia che la LO 5/2024 stabilisce l’obbligo che atti e comunicazioni processuali siano redatti in linguaggio chiaro, semplice e accessibile, in modo che i destinatari possano comprendere il contenuto e le conseguenze della decisione.
La legge impone inoltre che il linguaggio venga adattato in modo particolare quando i destinatari sono minorenni, e che siano i giudici e le giudici stessi a garantire il rispetto di questo diritto.
Per questo motivo, secondo Gloria Poyatos, la sentenza – che riconosce al bambino una disabilità del 45%, confermando il giudizio di primo grado – avrebbe dovuto “tradurre il linguaggio giuridico in un registro semantico ed espressivo comprensibile” per il minore.
Nel suo voto, Poyatos si rivolge direttamente al bambino dicendo:
“Abbiamo studiato il tuo caso e il nostro ‘gruppo di lavoro giudiziario’ ti dà pienamente ragione: ‘Ti sosterremo perché ora capiamo perché per te è più difficile fare certe cose’”.
E prosegue:
“Devi continuare ad ascoltare i consigli delle persone adulte che ti stanno vicino e ti aiutano ogni giorno, a scuola, a casa, o dei medici che saranno sempre lì per aiutarti e guidarti, così che tu possa sentirti bene e felice in ogni momento”.
La giudice conclude incoraggiando il bambino a studiare e fare i compiti a scuola, perché grazie a ciò potrà comunicare meglio e partecipare a giochi, attività, sport, gite e altre esperienze con i suoi amici e amiche.
Il caso giudiziario
Il procedimento giudiziario nasce da un ricorso presentato dalla rappresentante legale del minore contro la Consejería de Derechos Sociales del Governo delle Canarie, che aveva stabilito un grado di disabilità del 15%, giudicato insufficiente.
Dopo aver esaminato una serie di referti medici, la giudice di primo grado ha riconosciuto un grado di disabilità ben più elevato, pari al 45%.
Il governo regionale ha fatto appello, sostenendo che la giudice di primo grado non aveva valutato correttamente le prove. Tuttavia, la Sezione Lavoro del TSJC, con sede a Las Palmas de Gran Canaria, ha respinto il ricorso, confermando la decisione iniziale e condannando l’amministrazione al pagamento delle spese legali.
