TENERIFE, CONDANNATO IL SERVIZIO CANARIO DI SALUTE PER LA MORTE DI UN GIOVANE
Il Servizio Canario di Salute (SCS) è stato condannato a pagare 60.000 euro alla famiglia di un giovane deceduto nel 2019 a causa di un ritardo nella diagnosi di gravi problemi vascolari polmonari. Secondo il tribunale, il paziente non ha ricevuto la necessaria attenzione urgente per un AngioTAC, programmato come esame ordinario, e i risultati sono stati comunicati solo cinque giorni dopo la sua morte.
Il giovane, con un complesso storico clinico di trombosi rare, era seguito da anni per patologie cardiovascolari e aveva già subito episodi di trombosi cerebrale e venosa. L’esame radiologico avrebbe dovuto rivelare la presenza di pseudoaneurismi polmonari, lesioni rare e potenzialmente letali, la cui rottura può provocare emorragie gravi. La mancata urgenza nella lettura del referto ha fatto perdere al paziente la possibilità di ricevere trattamenti tempestivi, come la sospensione dell’anticoagulazione, terapie immunosoppressive o interventi chirurgici urgenti.
Il tribunale ha escluso una mala pratica diretta dei medici, ma ha riconosciuto la perdita di una concreta opportunità terapeutica. La sentenza sottolinea come una gestione più rapida dei casi complessi, anche quando i pazienti sembrano clinicamente stabili, possa fare la differenza tra la vita e la morte.
Il caso ha sollevato interrogativi sulla classificazione degli esami radiologici e sull’importanza di considerare la storia clinica del paziente nel decidere le priorità diagnostiche. Gli esperti hanno evidenziato che una lettura immediata del referto avrebbe permesso di attivare tempestivamente procedure salvavita, prevenendo il decesso.
La vicenda è stata portata in tribunale dai familiari del giovane, che hanno richiesto un risarcimento patrimoniale, sostenendo che il ritardo nella comunicazione del risultato ha compromesso le possibilità di cura. Il SCS, difendendosi, ha sottolineato la stabilità clinica del paziente al momento della richiesta dell’esame e la rarità della patologia sospettata, sostenendo che il decesso non sarebbe stato evitabile anche con una diagnosi anticipata.
La sentenza rappresenta un importante precedente nella giurisprudenza sanitaria, evidenziando come il sistema possa essere ritenuto responsabile non solo per errori diretti, ma anche per la perdita di opportunità assistenziali nei casi complessi.
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