La sentenza impone una multa di quasi 2.200 euro e conferma che l’uomo, di 55 anni, senza autorizzazione, ha avuto accesso al computer situato nell’abitazione comune a Las Galletas mentre la coppia era in fase di separazione.
La Audiencia Provincial di Santa Cruz de Tenerife ha condannato a un anno di reclusione un uomo per il reato di violazione di segreti, in quanto ha avuto accesso al computer della moglie con l’obiettivo di conoscere la situazione economica dell’azienda della donna “e così pagare meno nel divorzio”.
La sentenza prevede, oltre alla pena detentiva, una multa di circa 2.200 euro e conferma che l’uomo, senza autorizzazione, ha utilizzato un dispositivo USB per copiare informazioni “sensibili”, come fatture, ricevute, avvisi di pagamento e registri di fatturazione, presenti sul computer condiviso.
L’azienda in questione è di proprietà della moglie e di un’amministratrice unica, che hanno anche richiesto un risarcimento per i danni causati all’impresa, domanda però respinta.
Le argomentazioni della difesa
In tribunale, l’imputato ha sostenuto che non è mai stato dimostrato che i dati siano stati trasmessi o rivelati a terzi, tesi che non è stata avanzata o penalizzata in primo grado.
Ha inoltre dichiarato che il computer non era protetto da password e che, sebbene fosse di proprietà privata della denunciante e della sua socia, il suo contenuto era sempre accessibile alla famiglia.
La sentenza della Corte
La Corte ha però stabilito che l’accesso a dati riservati di carattere personale o familiare, archiviati su un dispositivo informatico, costituisce reato. Non è necessario che il dispositivo disponga di una barriera di sicurezza, come una password, per configurare il reato.
Inoltre, non è richiesto che il dispositivo in questione sia di proprietà esclusiva della vittima.
“La concessione di accesso a terzi a un sistema informatico non implica l’autorizzazione ad accedere a file riservati o a copiarli senza il consenso del loro titolare”, sottolinea la sentenza, respingendo l’argomento della difesa. Non è necessario, inoltre, l’uso della forza per configurare il reato: basta accedere senza permesso e copiare i dati.
Danni economici e altre argomentazioni
L’imputato ha anche sostenuto che non fosse dimostrato di aver causato danni economici alla moglie e alla sua socia. La Corte ha respinto questa tesi, rilevando che la sentenza non include alcuna richiesta di risarcimento economico.
Il ricorrente ha inoltre presentato una serie di argomentazioni relative al funzionamento della telecamera di sicurezza e del sistema di allarme dell’abitazione, ma la Corte ha dichiarato di non comprendere né l’oggetto né la rilevanza di tali affermazioni.
Conclusione
Infine, la sentenza stabilisce che per condannare in questo tipo di reati è sufficiente dimostrare che l’imputato abbia avuto accesso a informazioni riservate non accessibili al pubblico generale, senza autorizzazione, violando così la privacy del titolare.

