STRUNCATURA, IL PIATTO “POVERO” CHE DIVENTA PROTAGONISTA DEL NATALE CALABRESE
La struncatura torna al centro dell’attenzione come uno dei piatti più identitari della tradizione calabrese, un simbolo della cucina povera che per decenni ha rappresentato la capacità di trasformare la necessità in cultura gastronomica. Nata nella Piana di Gioia Tauro, quando i mulini raschiavano gli scarti della molitura per ottenere un impasto scuro e ruvido, questa pasta veniva lavorata a mano e consumata dalle famiglie più umili, spesso in silenzio, perché per anni la produzione con residui di grano fu considerata irregolare.

Oggi la struncatura è tornata sulle tavole con farine integrali controllate, mantenendo l’aspetto scuro che l’ha resa unica. Il condimento tradizionale rimane lo stesso: aglio, olio, peperoncino, alici sotto sale, olive e mollica tostata, un mix essenziale ma intenso che racconta un territorio legato al mare e alla terra.
Nel periodo natalizio, soprattutto nel Reggino, la struncatura conquista un ruolo speciale. Compare in molte tavole durante la Vigilia, quando si rispettano i piatti di magro, e in diverse famiglie viene preparata anche nei giorni successivi come omaggio alla tradizione contadina.
Dai mulini rurali ai ristoranti contemporanei, la struncatura si conferma un patrimonio gastronomico recuperato e valorizzato, un sapore antico che continua a raccontare il Natale calabrese attraverso le sue radici più autentiche.
#Calabria #NataleCalabrese #Struncatura #Tradizioni #CucinaCalabrese #CucinaPovera #Gastronomia #CulturaPopolare #VigiliaDiNatale #PiattiTipici #Tenerifenoticias #Tenerifenotizie

