Ad Arona esiste un terreno suddiviso in 88 lotti, di cui 60 sono già urbanizzati. Circa 30 proprietari aspettano da anni il permesso di costruire, ma il Comune afferma che il suolo non è stato regolarmente acquisito.
Nel sud di Tenerife, un gruppo di proprietari non può costruire la propria casa a causa di un blocco burocratico tra il Comune di Arona e la società che ha realizzato l’urbanizzazione, Gestur, una disputa che dura da 40 anni. L’area in questione è il Polígono 2A (Fase 1) di Cho–Parque de la Reina.
I residenti non ce la fanno più e non sanno a chi rivolgersi. Hanno contattato il Diputado del Común, l’ente per la Trasparenza e perfino il Parlamento delle Canarie, ma da anni la situazione è congelata. Molti lotti sono stati edificati in passato, quando il Comune rilasciava regolarmente le licenze, ma da alcuni anni è cambiato tutto: l’amministrazione considera l’opera urbanistica come non recepita. I lavori erano completati già nel 1986, ma mancava la cessione obbligatoria del 10% dell’area al Comune, mai avvenuta.
Una trentina di persone coinvolte
In una comunicazione protocollata il 3 aprile 2025 al Difensore civico regionale, i proprietari hanno segnalato che in quell’area “ci sono 88 lotti, oltre 60 già edificati”, mentre gli altri restano bloccati.
Un parere legale del Comune datato 4 novembre 2024 afferma che “non si possono concedere licenze edilizie nel Polígono 2A di Cho” perché il progetto urbanistico “non è stato approvato in via definitiva”, mancando il piano di compensazione e la cessione del 10%. Ma un precedente rapporto tecnico del marzo 2024 contraddice questa tesi: rileva che esistono “sufficienti elementi per considerare l’urbanizzazione come tacitamente recepita”, vista la prestazione continuata di servizi comunali e il rilascio di licenze per decenni.
Il paradosso dei documenti
La stessa dirigente comunale che ha firmato il parere negativo, Manuela Melo Padilla, è la stessa che 40 anni fa scrisse a Gestur affermando che mancava la cessione del 10% per completare la procedura.
Né casa né possibilità di vendere
Uno degli interessati, Ulises Bendala, ha presentato una denuncia formale al Parlamento il 27 marzo. La sua famiglia ha acquistato il lotto con l’idea di costruire presto, anche perché il vicino aveva ottenuto la licenza in poco tempo. Tutto sembrava a posto: terreno urbanizzato, con servizi e pareri favorevoli. Ma sono bloccati da oltre quattro anni, costretti a vivere in un piccolo appartamento.
Altri casi simili: Francisco ha fatto domanda nel 2018, ma ancora aspetta. José Antonio è fermo da tre anni e mezzo, senza che il Comune dia risposte o si assuma responsabilità. Ulises racconta che hanno anche cercato di vendere le proprietà “informando degli ostacoli”, ma nessuno vuole acquistare terreni inutilizzabili.
Contraddizioni e dimissioni
Ulises denuncia forti contraddizioni tra i servizi tecnici e legali del Comune, e pressioni dal governo locale per sbloccare la situazione. Due giuristi comunali si sono dimessi: uno aveva inizialmente firmato una licenza per una farmacia e poi ha cambiato posizione, l’altro ha firmato il parere negativo e si è rifiutato di autorizzare nuove licenze per timore legale.
Attualmente non c’è alcun giurista assegnato a questi fascicoli. Secondo Ulises, il capo dell’ufficio urbanistico ha detto ai cittadini che “prova vergogna” per come vengono trattati e li ha invitati a fare causa al Comune per danni da ritardi ingiustificati.
40 anni di limbo
Il problema ha radici lontane: il Piano parziale El Cho‑2 fu approvato il 13 febbraio 1976. Quattro anni dopo, la società Cañadablanca vendette a Gestur un terreno di 96.500 mq. Il Comune approvò il progetto urbanistico nel 1985, condizionandolo però alla cessione del 10% dell’area, che non è mai avvenuta. Gestur ritenne che l’approvazione fosse implicita per “silenzio amministrativo”.
I lavori terminarono nel 1986 e fu presentata la richiesta di consegna della lottizzazione, mai formalmente risposta. Tuttavia, da allora il Comune ha erogato servizi (pulizia, illuminazione, manutenzione).
Ricezione di fatto
Un rapporto tecnico del 2024 elenca contratti di manutenzione, licenze e servizi prestati nell’area, e conclude che “la realtà consolidata è quella di una urbanizzazione pubblica, accettata e gestita dal Comune”. I residenti, in un documento del 20 marzo 2024, elencano licenze concesse tra il 2009 e il 2019 e altre mai concluse, denunciando trattamento diseguale.
Il fascicolo di Ulises, ad esempio, non ha mai ricevuto risposta né lui ha potuto visionarlo.
Comune sotto accusa
Nel novembre 2023, il Difensore civico chiese un report al Comune e, dopo tre solleciti, minacciò di denunciare un’attitudine ostruzionista davanti al Parlamento.
Un tecnico comunale ribadì nel luglio 2024 che la zona era servita dal Comune e ne consigliò la ricezione tacita. Ma nell’ottobre 2024, la dirigente legale sostenne il contrario, ribadendo che mancava l’approvazione finale.
Nessuno firma
Il servizio legale comunale ha affermato che “non si possono concedere licenze”, definendo la situazione “non sanabile” e contraddittoria rispetto agli altri rapporti tecnici. Propose quindi di chiedere un parere alla Segreteria generale del Comune. Ma anche qui il nodo non si è sciolto: il Comune sostiene che, per recepire l’opera, serve il documento originale degli anni ’80 con la richiesta formale di ricezione da parte di Gestur.
Ulises denuncia: “La segretaria non vuole firmare, ma firma ogni anno nei bilanci comunali spese per quelle strade, come se fossero già pubbliche”. I residenti hanno chiesto chiarimenti, ma si sono sentiti dire solo che le strade sono registrate, senza spiegare come ciò sia possibile se la zona non è stata recepita ufficialmente.
Tre soluzioni ignorate
Per sbloccare la situazione, i residenti hanno contattato un professore di Diritto Urbanistico dell’Università di Alicante, che ha redatto un parere giuridico tecnico motivando la possibilità di ricezione tacita. L’idea era di offrire una base solida a tecnici e giuristi per concedere le licenze senza rischi.
Il Comune non ha accettato quel parere, ma ha deciso di incaricare un’analisi simile all’Università di La Laguna. In una riunione del 18 aprile 2024, la sindaca e l’assessore all’Urbanistica si impegnarono pubblicamente a trovare una soluzione.
Il parere, redatto dal professore Francisco Villar Rojas, è stato ricevuto nell’ottobre 2024, ma non è mai stato inserito ufficialmente nel fascicolo né consegnato agli interessati.
Il nulla di fatto
Secondo quanto emerso, il parere giuridico conteneva almeno tre vie legali per concedere le licenze. Tuttavia, il giurista municipale si è rifiutato di firmare, sostenendo di non aver richiesto lui il parere, e si è poi dimesso. L’assessore all’Urbanistica aveva promesso che si sarebbe assunto la responsabilità, ma non è più tornato sull’argomento.
I residenti hanno chiesto direttamente copia del documento all’università e presentato nuove denunce al Comisionado de Transparencia e al Difensore civico.
“Per altri progetti, tutto facile”
Ulises conclude con amarezza: “Quando al Comune serve qualcosa da Gestur, la nomina ‘mezzo proprio’ e le affida i progetti senza problemi. Ma per risolvere un problema che dura da 40 anni e coinvolge pochi cittadini, se ne lavano le mani”.

