26 de Maggio de 2024 22:49

Sentenza storica nelle Isole Canarie

Un medico non può imporre un parto naturale a una madre se c’è un pericolo.
La sentenza condanna il sistema sanitario delle Canarie a risarcire una madre con un milione di euro per aver prolungato di 17 ore un parto gemellare invece di praticare un cesareo.

Un tribunale di Las Palmas de Gran Canaria ha emesso una sentenza pionieristica in Spagna che riconosce il “diritto fondamentale” di una donna incinta di scegliere tra parto naturale o cesareo e condanna il servizio sanitario delle Canarie a risarcire una madre con un milione di euro per aver prolungato di 17 ore un parto gemellare, considerandolo un atto di “violenza ostetrica”.

In una sentenza a cui EFE ha avuto accesso, il Tribunale Amministrativo numero 5 della città ha stabilito che, imponendo alla madre il parto naturale, i medici dell’Ospedale di Maternità di Las Palmas de Gran Canaria non hanno rispettato il “diritto fondamentale” della madre di decidere se voleva che i suoi gemelli nascessero per via vaginale o con taglio cesareo, causando danni cerebrali irreversibili a uno dei bambini.

Il magistrato Ángel Teba García ha quindi accolto pienamente la richiesta di risarcimento avanzata dallo studio legale Acosta y Navarro per conto della donna colpita contro il Servizio Sanitario delle Isole Canarie, “vista la palese violazione da parte dei medici intervenuti del diritto all’informazione di cui la partoriente era titolare esclusiva e del suo diritto inalienabile di optare per il parto cesareo come alternativa chirurgica per dare alla luce i suoi due bambini”.

La sentenza ritiene che la donna non sia stata informata “delle circostanze in cui stava avvenendo il parto o dei vantaggi o degli svantaggi, dei pericoli e dei rischi del parto naturale rispetto al parto cesareo, in modo che lei, correttamente informata, sotto la sua responsabilità, potesse optare per l’una o l’altra possibilità”.

In questo caso, ragiona il giudice, “ciò che si osserva è l’imposizione ‘contra legem’ (contro la legge) del criterio medico secondo cui la ricorrente avrebbe dovuto partorire per via naturale, sottoponendo lei e i due feti a un estenuante parto naturale durato ben 17 ore e con un risultato disastroso che la madre e il suo bambino, così come la sorella gemella, devono sopportare e che nessuna somma potrà mai compensare”.

Nella sentenza si legge che l’operato dei medici dell’Hospital Materno Infantil è incorso in una “inammissibile usurpazione di un diritto altrui” che ha portato a “un risultato terribile, causato da coloro che hanno rubato la possibilità che (la madre) potesse optare per un parto cesareo a tempo debito per evitare qualsiasi lesione al suo bambino”.

Il giudice difende che il diritto della donna incinta “di essere informata delle alternative esistenti, con i loro pro e contro, per il parto” è garantito “durante la gestazione, prima del parto, quando il processo è iniziato, durante tutto il processo e fino al momento finale del parto”.

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