RILEVATI 124 CASI DI DONNE SOTTOPOSTE A MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE
Alle Isole Canarie sono stati individuati 124 casi di donne sottoposte a mutilazione genitale femminile, una pratica riconosciuta a livello internazionale come una grave violazione dei diritti umani e una forma estrema di violenza di genere. I dati emergono dalle rilevazioni effettuate dal personale sanitario dell’arcipelago nel corso dell’ultimo anno, in occasione della Giornata mondiale della tolleranza zero verso la mutilazione genitale femminile.
Il Servicio Canario de la Salud ha precisato che non si registrano casi di mutilazione praticati sul territorio canario, ma che tutte le donne identificate hanno subito la mutilazione nei rispettivi Paesi di origine prima di arrivare in Spagna. Si tratta prevalentemente di donne migranti provenienti da aree dove questa pratica è ancora diffusa per motivi culturali, sociali o religiosi.
La mutilazione genitale femminile consiste nell’asportazione totale o parziale degli organi genitali esterni femminili per ragioni non terapeutiche. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 230 milioni di donne e bambine nel mondo vivono con le conseguenze di questa pratica, concentrata soprattutto in diversi Paesi dell’Africa subsahariana, ma presente anche in alcune zone dell’Asia e dell’America Latina.
Le autorità sanitarie canarie hanno inoltre segnalato la presenza di minori appartenenti a famiglie provenienti da Paesi a rischio, che potrebbero essere esposte alla pratica soprattutto in occasione di viaggi nei Paesi d’origine. Per questo motivo sono stati attivati protocolli di prevenzione e monitoraggio, con l’obiettivo di proteggere le bambine e sensibilizzare le famiglie.
L’individuazione dei casi non è sempre semplice. Molte donne convivono con le conseguenze della mutilazione in silenzio, per paura, vergogna o mancanza di informazioni sui servizi di assistenza disponibili. Spesso la scoperta avviene in modo indiretto, quando la donna si rivolge ai servizi sanitari per complicazioni ginecologiche, dolori cronici, infezioni o problemi durante la gravidanza e il parto.
Proprio la gravidanza rappresenta un momento chiave per l’individuazione dei casi, poiché consente ai professionisti sanitari di rilevare situazioni di mutilazione durante i controlli prenatali, sia nelle donne appena arrivate alle Canarie sia in quelle già residenti da tempo.
Le istituzioni ribadiscono che la mutilazione genitale femminile è vietata dalla legge in Spagna e che la prevenzione passa attraverso informazione, educazione, assistenza sanitaria specializzata e collaborazione con le comunità migranti. L’obiettivo è duplice: offrire supporto alle donne che ne sono state vittime e impedire che questa pratica continui a colpire le nuove generazioni.
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