PETROLIERA RUSSA INSEGUITA DAGLI USA SI RIFUGIA A SUD DELLE CANARIE
Una petroliera russa sottoposta a sanzioni internazionali e monitorata dagli Stati Uniti si è fermata nelle ultime ore a sud dell’arcipelago delle Canarie, in acque internazionali ma all’interno della Zona Economica Esclusiva (ZEE) della Spagna. L’episodio ha riacceso l’attenzione sul traffico marittimo legato alla cosiddetta dark fleet, la flotta “ombra” utilizzata per aggirare le restrizioni imposte a Mosca.
Secondo fonti di tracciamento navale, la nave – identificata come Agate – trasportava nafta, un derivato del petrolio, ed era diretta verso il Caribe con possibile destinazione finale il Venezuela, Paese anch’esso soggetto a pesanti sanzioni statunitensi. La petroliera avrebbe modificato la rotta e rallentato la navigazione dopo l’intensificarsi dei controlli della Marina USA nell’area compresa tra il Caribe e le coste venezuelane.
L’imbarcazione figura in diverse liste nere internazionali, tra cui quella del Memorandum di Parigi-Tokyo, ed è segnalata dalle autorità marittime statunitensi come nave ad alto rischio. In passato avrebbe navigato con bandiere di comodo o addirittura senza bandiera, una pratica vietata dal diritto marittimo internazionale.
Negli ultimi mesi, la presenza di petroliere sanzionate nei pressi delle Canarie è diventata sempre più frequente. Si tratta spesso di navi vecchie, prive di adeguata copertura assicurativa e con standard di sicurezza minimi, il cui passaggio rappresenta un potenziale pericolo ambientale per l’arcipelago, soprattutto in caso di incidenti o sversamenti.
Gli Stati Uniti hanno rafforzato la pressione su questo tipo di traffici, arrivando in alcuni casi al sequestro delle navi e al blocco delle forniture di carburante destinate al Venezuela. Una strategia che sta spingendo molte imbarcazioni della dark fleet a cercare zone di “attesa” in mare aperto, come avvenuto ora a sud di Tenerife.
Le autorità spagnole seguono con attenzione l’evolversi della situazione, monitorando i movimenti della petroliera e valutando eventuali implicazioni per la sicurezza marittima e ambientale dell’area.
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