OMICIDIO DI ELOY AD ARONA: I DUE IMPUTATI CONDANNATI A 17 ANNI DI CARCERE
Un accordo dell’ultima ora ha cambiato completamente il corso del processo per l’omicidio di Pedro Eloy Díaz, avvenuto il 6 luglio 2023 ad Arona. Diana Estefanía Valdés G. ed Eugenio Rodríguez H. hanno infatti riconosciuto la loro responsabilità e accettato una condanna a 17 anni di reclusione, più altri otto anni di libertà vigilata da scontare dopo il carcere, oltre al pagamento di 300.000 euro agli eredi della vittima.
Un patto per evitare la condanna più alta
La Procura inizialmente chiedeva 20 anni, ma le difese hanno raggiunto un’intesa con il pubblico ministero: in cambio dell’ammissione dei fatti, la pena è stata ridotta. La responsabilità civile, invece, resta invariata.
La giuria popolare, già pronta a valutare un quadro probatorio considerato schiacciante, è stata sciolta una volta formalizzato l’accordo.
La trappola mortale di Costa del Silencio
Secondo l’accusa, Diana ed Eugenio organizzarono una trappola nell’appartamento di Costa del Silencio dove la donna viveva. La motivazione sarebbe stata una presunta aggressione sessuale subita da Diana durante la notte delle feste di San Juan.
Quando Eloy si presentò all’appuntamento, venne immobilizzato, strangolato con un vestito elastico e colpito con quattro coltellate al collo e all’addome. Le analisi tossicologiche hanno rivelato che la vittima aveva nel sangue alcol, benzodiazepine e cocaina, una condizione che — secondo gli investigatori — gli impedì di difendersi.
Prove decisive: sangue, DNA e l’audio della telecamera
Durante il processo sono state illustrate prove ritenute determinanti:
sangue della vittima su entrambi i coltelli;
tracce biologiche dei tre coinvolti sulle impugnature;
indumenti insanguinati della donna;
sangue sulle mani di Eugenio al momento dell’arresto.
Ma l’elemento più forte è stato l’audio registrato da una telecamera di sicurezza all’ingresso dell’appartamento: nel file si sentono gli imputati minacciare Eloy per costringerlo ad ammettere l’aggressione precedente.
L’accordo dopo una lunga pausa
La terza giornata del processo si è interrotta per quella che doveva essere una pausa di 30 minuti, ma che è durata quasi un’ora e mezza: il tempo necessario per formalizzare l’accordo tra difese, Procura e accusa privata.
La figlia della donna resta con la nonna
L’intesa stabilisce anche che la figlia minorenne di Diana Valdés continui a vivere con la nonna materna, come avviene attualmente.
Retroscena inquietante
Martedì, un agente della Guardia Civil che aveva frequentato la sorella dell’imputata aveva già dichiarato in aula che Diana, il giorno prima dell’omicidio, gli aveva confidato la volontà di “vendicarsi” per la presunta aggressione sessuale e gli aveva chiesto quali pene avrebbe rischiato “se uccidesse una persona”.
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