A pochi metri dalla TF-1, nei pressi di Guaza, nel comune di Arona, emerge tra muretti, teli, pietre e plastica un insediamento che cresce senza controllo né pianificazione. Si chiama Los Vivitos, una zona irregolare sviluppatasi su suolo agricolo non edificabile che oggi supera i 300.000 metri quadrati di estensione.
Los Vivitos non è un caso isolato. Rappresenta l’ennesima manifestazione di un fenomeno in espansione nel sud di Tenerife: l’occupazione informale di suolo rurale, con baracche, strutture precarie e abitazioni improvvisate, frutto del collasso del mercato immobiliare, dell’inerzia amministrativa e della mancanza di politiche ambientali efficaci.
Un fenomeno in crescita
Questo insediamento presenta similitudini con Lomo Negro, un altro nucleo irregolare del comune di Arona da anni sotto i riflettori. Tuttavia, ci sono differenze fondamentali: Lomo Negro ha raggiunto un certo grado di consolidamento urbano, con strade, servizi e persino un’estetica curata. Los Vivitos, al contrario, è estremamente rudimentale: nessuna recinzione, nessun edificio strutturato, solo terreni agricoli occupati con baracche sparse e condizioni materiali precarie.
A quanto pare, non si tratta di una speculazione edilizia o di un tentativo di urbanizzazione con fini di lucro. I segnali indicano piuttosto una risposta disperata alla mancanza di alloggi accessibili, soprattutto per residenti locali o persone con scarse risorse economiche.
E Los Vivitos non è l’unico. Il fenomeno si ripete in numerose aree del sud dell’isola: burroni, pendii, campi agricoli e persino grotte.
Dati in aumento
Secondo l’Agenzia Canaria per la Protezione dell’Ambiente Naturale, nei primi cinque mesi del 2025 sono stati avviati 524 procedimenti per infrazioni urbanistiche, già oltre i 481 registrati nello stesso periodo del 2024. La tendenza è chiara: gli insediamenti irregolari crescono, così come la pressione sul territorio.
Montserrat Ortega, direttrice dell’Agenzia, sottolinea che questi casi non rientrano nelle violazioni urbanistiche convenzionali:
“Non si tratta di edifici consolidati o strutture permanenti, ma di occupazioni legate spesso a fattori sociali, economici o culturali”.
Aggiunge inoltre:
“È fondamentale distinguere tra lottizzazioni con opere e strade — di competenza dell’Agenzia — e questi casi, che richiedono un intervento da parte dei Comuni”.
In quest’ottica sono stati avviati incontri tra l’Agenzia, i Comuni di Arona e Granadilla, il Cabildo e la Polizia Canaria per condividere dati, stabilire criteri comuni e definire un piano d’azione integrato.
“Non possiamo trattare questi casi come semplici costruzioni abusive su suolo rurale. C’è un elemento umano che non può essere ignorato”, conclude Ortega.
Dimensione culturale e sociale
In certi periodi dell’anno, gli insediamenti come Los Vivitos si svuotano, confermando che in alcuni casi si tratta di occupazioni temporanee o seconde residenze.
“Spesso non è solo una questione di povertà, ma di assenza di alternative reali. C’è anche una dimensione culturale e strutturale: persone abituate a vivere ai margini del sistema, in una sorta di economia informale dell’abitare”.
Il gruppo noto come Eneágono Sureño — che riunisce i sindaci dei nove comuni del sud — ha recentemente posto l’attenzione sul fenomeno, riconoscendolo come una realtà strutturale e non più un problema isolato.
Il precedente di Gran Canaria
Nel giugno 2025, il Comune di San Bartolomé de Tirajana ha approvato all’unanimità una mozione che dichiara il senza fissa dimora come emergenza sociale strutturale. Il piano prevede la creazione di un team tecnico multidisciplinare incaricato di elaborare una diagnosi reale e un censimento dettagliato, primo passo verso un Piano Municipale di Riqualificazione del Senza Dimora.
L’iniziativa comprende anche l’identificazione delle persone che occupano suolo irregolare, distinguendo tra chi lo fa per necessità e chi per scelta, magari in aree come burroni o terreni abbandonati. Il piano include misure di rilocalizzazione o smantellamento, soprattutto nei casi in cui l’occupazione avvenga per scopi ricreativi o volontari.
L’obiettivo è trattare ogni caso singolarmente, regolarizzando quando necessario, offrendo supporto sociale e, laddove manchino giustificazioni valide, procedendo alla rimozione ordinata delle strutture.
Una crisi che rivela le crepe del modello territoriale
Il caso di Los Vivitos è solo la punta dell’iceberg. Come in altre aree dell’isola, queste occupazioni rivelano le fratture profonde di un modello territoriale che non è stato in grado di rispondere alla crisi abitativa con strumenti strutturali o soluzioni inclusive.
Un fenomeno complesso, che mescola disagio economico, cultura dell’autosufficienza e assenza di pianificazione. Ma che, ormai, non può più essere ignorato.

