Le comunità di Murcia, Canarie, Extremadura, Comunità Valenciana, Castiglia-La Mancia e Andalusia presentano i tassi di povertà più elevati, mentre all’altro estremo si trovano i Paesi Baschi e Navarra, seguiti da Madrid e, in generale, tutte le comunità della metà settentrionale del Paese.
Questo è quanto emerge dal “Rapporto sullo Stato della Povertà 2024”, che analizza le variabili legate a “Povertà e territorio”. Redatto dalla Rete Europea per la Lotta contro la Povertà e l’Esclusione Sociale in Spagna (EAPN-ES), il documento è stato presentato al Senato lunedì scorso.
Il rapporto evidenzia l’esistenza di una “Spagna divisa in due”, con Madrid come linea di demarcazione. A nord della capitale, si trovano regioni con bassi tassi di povertà e/o esclusione sociale, spesso inferiori alla media europea. Al contrario, le regioni a sud mantengono tassi di povertà straordinariamente elevati, superiori anche a quelli medi dell’Unione Europea.
Il rapporto sottolinea anche le disparità nella privazione materiale e sociale e nella bassa intensità di occupazione.
Il direttore del rapporto, Juan Carlos Llano, ha sollevato la questione durante la presentazione, domandando se “un Paese può permettersi tali differenze territoriali”. Inoltre, il rapporto avverte che se venissero eliminate tutte le forme di assistenza e sostegno economico, circa 10,8 milioni di persone entrerebbero in una condizione di povertà.
Sebbene il PIL sia aumentato in tutte le comunità autonome dal 2015, la povertà è diminuita solo in dieci di esse, in particolare in Cantabria, Aragona, Paesi Baschi e Asturie, dove le politiche di trasferimento riducono la povertà in modo più efficace.
Tuttavia, l’efficacia delle politiche pubbliche contro la povertà in Spagna è inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Mentre in Spagna la povertà viene ridotta del 52,6% grazie alle misure di trasferimento, in Germania, Francia e Finlandia l’effetto è rispettivamente del 64,9%, 67,2% e 70,7%.
Inoltre, il rapporto denuncia gli effetti delle crisi economiche e l’aumento del costo della vita, attribuito all’inflazione e all’elevato costo degli alloggi, che hanno portato ad un aumento del rischio di povertà o esclusione sociale, passando dal 26% nel 2022 al 26,5% nel 2023, colpendo 12,7 milioni di persone in tutto il Paese.

