JIHADISMO ALLE CANARIE: MINACCE E ATTENTATI
Dalla rete di Fuerteventura ai piani terroristici su Las Palmas, la propaganda jihadista continua a seminare paura sull’arcipelago.
Le Isole Canarie non sono più solo un paradiso turistico: sono sotto il radar del jihadismo. Gli arresti e le indagini degli ultimi anni hanno confermato che la minaccia è reale, concreta e pericolosa.
I primi casi si sono manifestati nel dicembre 2015, una donna di nazionalità marocchina residente a Fuerteventura è stata arrestata per legami con il Daesh. Utilizzava i social network per reclutare giovani e diffondere propaganda violenta, banalizzando attentati storici e incitando alla violenza. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche non confermate, avrebbe detto: “Il vostro sangue scorrerà”, frase che simboleggia il rischio mortale della radicalizzazione.
Le autorità hanno sottolineato come la donna avesse tentato anche di indottrinare bambini e adolescenti, un segnale chiaro della pericolosità della propaganda jihadista. Questo caso ha mostrato che la radicalizzazione non risparmia nessuno: nemmeno le famiglie più tranquille possono considerarsi al sicuro.
Ma la minaccia non si ferma al passato. Recentemente, Francisco Q., spagnolo convertito all’Islam, ha incitato su Telegram un agente sotto copertura a colpire una sede LGTBI a Las Palmas di Gran Canaria. L’uomo ha accettato un anno di carcere e due di libertà vigilata. Contestualmente, Mohamed B., marocchino, ha accettato tre anni di carcere e quattro di libertà vigilata per reclutamento e addestramento terroristico.
Le autorità avvertono: la propaganda jihadista viaggia veloce su internet e sulle app di messaggistica, infiltrandosi nelle vite di chiunque. La vigilanza della comunità, l’educazione dei giovani e il lavoro delle forze dell’ordine sono essenziali per fermare questa minaccia.
Il jihadismo è un nemico silenzioso ma mortale. Ogni cittadino delle Canarie deve essere consapevole del pericolo: segnalare comportamenti sospetti, contrastare la propaganda online e collaborare con le autorità non è più un’opzione, ma un dovere civico. La vita, la libertà e la sicurezza delle isole dipendono dalla capacità della società di resistere a chi vuole seminare terrore.
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