L’Audiencia Nacional ha accolto la richiesta di una donna che riceverà un indennizzo di 9.700 euro dopo essere stata arrestata e detenuta per quattro mesi e 29 giorni in seguito a un’operazione contro la camorra italiana condotta nel sud di Tenerife nell’ottobre del 2011. La donna era stata accusata di reati legati alla salute pubblica, appartenenza a un’organizzazione criminale e riciclaggio di denaro, ma successivamente è stata assolta.
L’operazione, conosciuta come “Operación Pozzaro”, aveva portato all’arresto di 13 persone, tutte poi assolte cinque anni dopo.
Dettagli della richiesta
La donna aveva inizialmente richiesto un risarcimento di 273.500 euro, includendo danni subiti dal figlio, allora 14enne, per la separazione forzata dalla madre. Tuttavia, questa parte della richiesta è stata respinta, poiché non sono state trovate prove sufficienti per dimostrare il danno subito dal figlio.
Durante il periodo di detenzione, la donna è stata sottoposta a un regime di massima sicurezza, con limitazioni alle comunicazioni e al trasferimento verso la Penisola, il che ha impedito al figlio e ad altri familiari di farle visita a causa della mancanza di risorse per spostarsi fuori dall’isola.
Una volta rilasciata su cauzione, la donna ha dovuto comparire in tribunale 216 volte, subire il blocco dei suoi beni e conti, così come quelli del figlio, per un periodo di cinque anni fino alla sentenza di assoluzione.
Decisione dell’Audiencia Nacional
Il Consiglio Generale del Potere Giudiziario e il Consiglio di Stato hanno parzialmente accolto la richiesta di risarcimento, riconoscendo un danno morale causato dai 147 giorni di detenzione. Tuttavia, non sono stati accettati i risarcimenti per il figlio né per la presunta impossibilità di lavorare, poiché non sono state fornite prove sufficienti di tali danni.
L’Audiencia Nacional ha quindi riconosciuto un indennizzo totale di 9.700 euro, considerando le circostanze personali e familiari della donna durante la privazione della libertà. Non sono stati invece accettati risarcimenti per i ritardi giudiziari o per le misure cautelari adottate sui suoi beni.
Sentenza
La donna è stata assolta da tutte le accuse, tra cui reati contro la salute pubblica, riciclaggio di denaro e appartenenza a un’organizzazione criminale. La sentenza ha giustificato l’assoluzione sulla base di una “valutazione esaustiva del materiale probatorio”, ritenendo che non fosse sufficiente a superare la presunzione di innocenza. La complessità del caso è stata citata come motivo per la lunga durata del processo.

