BARCELLONA. Tebas, numero uno del campionato, durissimo contro il nemico che si è dimesso dopo lunga resistenza. Ora in Federcalcio un traghettatore fino alle elezioni di gennaio: corsa contro il tempo per non perdere ulteriore appeal e la possibilità di ospitare tra sette anni la Coppa del mondo con Portogallo e Marocco
Sono passati 17 giorni da quando Luis Rubiales assicurò, ripetendo tre volte di fila, che non avrebbe ceduto alle pressioni del “falso femminismo” e non l’avrebbe data vinta ai “poteri” che lo volevano ribaltare: “Non mi dimetterò. Non mi dimetterò. Non mi dimetterò”. Come noto, però, è andata a finire in modo diverso. Non è un caso che l’oramai ex presidente della Federcalcio spagnola (Rfef) abbia scelto di annunciare la propria decisione dall’Inghilterra: in Spagna, infatti, Rubiales si sente accerchiato o, quantomeno, è questo quello che va dicendo da quando nel 2018 ha sostituito sulla poltrona più importante del calcio spagnolo (Florentino Pérez non ce ne vorrà…)

