Greenpeace indica “Cuna del Alma” come esempio di minaccia ambientale e di complicità istituzionale: “Dobbiamo fermare questa follia”
L’organizzazione ambientalista ha descritto il progetto come «un esempio della complicità delle amministrazioni con un modello di sviluppo turistico insostenibile e socialmente ingiusto, che andrebbe evitato a tutti i costi».
Greenpeace ha pubblicato questo venerdì un rapporto in cui include il progetto Cuna del Alma, situato nel Puertito de Adeje (Tenerife), come esempio di minaccia a spazi naturali di grande valore, resa possibile — secondo l’organizzazione — grazie alla “complicità” delle amministrazioni pubbliche.
Il documento, intitolato “Los otros Altri, o come le corporazioni minacciano la biodiversità con il permesso delle amministrazioni”, analizza una dozzina di casi, tra cui quello del complesso turistico in costruzione nel sud di Tenerife.
Il rapporto sottolinea che l’area del progetto Cuna del Alma si trova all’interno della Zona Speciale di Conservazione (ZEC) Franja Marina Teno-Rasca e confina con il Sito di Interesse Scientifico La Caleta, evidenziandolo come «un esempio più che evidente della complicità delle amministrazioni con un modello di sviluppo turistico insostenibile e socialmente ingiusto, che dovrebbe essere evitato a ogni costo».
“Dobbiamo fermare questa follia”
Manoel Santos, portavoce di Greenpeace e coordinatore del rapporto, ha dichiarato che «non ha senso che le amministrazioni e molte imprese parlino di protezione del litorale o di turismo sostenibile e poi promuovano progetti enormemente ingiusti, che non lasciano spazio alla natura».
Secondo Santos, «è legittimo e necessario che la società civile reagisca contro queste indecenti alleanze che troppo spesso si verificano tra corporazioni distruttive e amministrazioni irresponsabili. Dobbiamo fermare questa follia».
Accuse di disinformazione e “greenwashing”
Il rapporto, pubblicato alla vigilia della Giornata Mondiale per la Protezione della Natura, individua una serie di “tattiche” impiegate dalle aziende per far avanzare i propri progetti, tra cui la diffusione di informazioni ingannevoli attraverso campagne di greenwashing o promesse occupazionali.
Greenpeace menziona anche la “compra di volontà” tramite lobby politiche, contenuti sponsorizzati, piani sociali o il fenomeno delle “porte girevoli”, oltre a stratagemmi legali come la frammentazione dei progetti o la loro localizzazione ai confini delle aree naturali protette.
L’organizzazione denuncia inoltre la “permissività, negligenza e complicità” di molte amministrazioni pubbliche nel facilitare la realizzazione di questi progetti e avverte del crescente ricorso a norme deregolatrici.
Secondo Greenpeace, si fa anche un “uso fraudolento” di categorie come “interesse generale”, “utilità pubblica” o “progetto strategico”, che «dovrebbero essere eccezionali, ma vengono ormai utilizzate come regola per favorire iniziative private».
