La Polizia scoprì che i suoi messaggi sui social erano passati da religiosi a estremisti: nel 2020 esaltava il martirio e giustificava attentati. Arrestato nel 2023, è stato processato dalla Audiencia Nacional.
La Audiencia Nacional ha condannato a due anni e mezzo di reclusione per autoindottrinamento terroristico un uomo individuato a Tenerife, dopo che la Polizia Nazionale aveva intercettato il suo telefono e scoperto legami con diversi forum jihadisti, “alcuni dei quali frequentati in modo attivo”.
Le indagini hanno accertato che il numero di cellulare risultava intestato a suo fratello, ma il vero utilizzatore era il condannato. L’analisi delle sue reti sociali e del suo ambiente digitale ha rivelato una partecipazione costante in gruppi di conversazione, alcuni dei quali erano già stati chiusi in passato dalle autorità per contenuti radicali.
Dalla religione al jihadismo
Gli investigatori hanno ricostruito un percorso di radicalizzazione progressiva: tra il 2016 e il 2017 i suoi messaggi, inizialmente di contenuto religioso, hanno iniziato ad assumere toni apertamente jihadisti. Nel 2020 le pubblicazioni esaltavano il Daesh (Stato Islamico), il martirio, la lotta armata e arrivavano a giustificare attentati.
Parallelamente, l’uomo aveva iniziato a creare nuovi profili, cancellare contenuti compromettenti e stabilire contatti con persone straniere, condividendo materiale sempre più bellico: video di attentati, addestramenti di gruppi terroristici, frasi del Corano usate in chiave propagandistica.
Arresto e materiale sequestrato
L’uomo fu arrestato a fine 2023 e rimase in custodia cautelare fino al 2024, quando venne rilasciato in libertà provvisoria. Risiedeva in un modulo prefabbricato all’interno di un camping di Almería, dove la polizia ha sequestrato vari telefoni cellulari e chiavette USB. Una di queste, trovata nella sua auto, conteneva “un’enorme quantità di materiale jihadista”.
Gli inquirenti hanno contato:
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oltre 1.000 pubblicazioni di orientamento jihadista in un solo profilo,
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la partecipazione a una decina di gruppi WhatsApp,
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555 chat attive,
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quasi 71.000 immagini riconducibili ad Hamas e al jihadismo,
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947 file audio e altri 2.500 documenti con contenuti radicali.
Le tesi della difesa e la decisione del tribunale
In aula, la difesa ha sostenuto che l’uomo non aderiva ai principi del Daesh come organizzazione terroristica, ma che stava unicamente approfondendo la religione islamica. Una tesi respinta dalla Audiencia Nacional, che nella sentenza sottolinea come il materiale sequestrato “non fosse un semplice insieme di informazioni religiose, ma un corpus volto a giustificare la violenza e il radicalismo come strumento per imporre una dottrina”.
Il tribunale ha comunque riconosciuto una attenuante per alterazione psichica, sulla base della perizia di una psicologa forense: l’uomo soffre infatti di una disabilità intellettiva lieve che limita le sue capacità di comprensione sociale, culturale e pratica.

