I social network non sono una “terra di nessuno”, dove tutto è lecito e privo di conseguenze. Lo ha imparato a proprie spese una donna romana residente a Tenerife, recentemente condannata in primo grado dal Tribunale di Roma a pagare una multa, un risarcimento danni e le spese legali e processuali per un importo complessivo di circa 15 mila euro.
Offendere o denigrare qualcuno sui social integra a pieno titolo il reato di diffamazione, aggravato dal fatto che le piattaforme online sono considerate dalla legge un mezzo di diffusione di massa equiparabile alla stampa.
- La vicenda ha avuto origine nel 2018, quando un imprenditore biellese, trasferitosi alle Canarie e attivo nel settore immobiliare, denunciò ai Carabinieri le diffamazioni ricevute da una connazionale, anche lei residente alle Canarie, attraverso alcuni post pubblicati in un gruppo Facebook frequentato da italiani che vivono o hanno comunque legami con Tenerife.
Secondo quanto emerso in sede processuale, la donna avrebbe addirittura “bloccato” il profilo della vittima, impedendogli così di leggere e replicare ai post, circostanza che il giudice ha ritenuto un’aggravante. L’imprenditore, pur impossibilitato a visualizzare direttamente i contenuti, venne informato da conoscenti che gli fornirono gli screenshot delle pubblicazioni, le quali avevano ottenuto ampia visibilità e condivisioni, arrecando un serio danno alla sua reputazione.
Le indagini hanno portato all’identificazione dell’autrice dei post, conosciuta dall’imprenditore solo “virtualmente” e con la quale non aveva mai avuto rapporti diretti. Si trattava di una donna residente a Tenerife. La competenza territoriale ha portato il caso davanti al Tribunale di Roma, luogo di provenienza della donna.
Dopo sette anni di procedimento, il giudice ha emesso la condanna: la donna dovrà versare un risarcimento alla parte lesa, pagare una multa e sostenere le spese legali e processuali, per un totale di circa 15.000 euro.
