AUTO BRUCIATA PER 100 EURO E COCAINA: UN SEGNALE ALLARMANTE PER LE ISOLE CANARIE
Un’auto incendiata in cambio di appena 100 euro e cinque grammi di cocaina. È questo il prezzo pagato per un atto potenzialmente mortale avvenuto a Vecindario, nel sud di Gran Canaria, dove la Guardia Civil ha arrestato un uomo accusato di aver dato fuoco a un veicolo su incarico di terzi.
I fatti risalgono alla notte del 25 ottobre, quando un’auto parcheggiata in strada è stata avvolta dalle fiamme. L’incendio ha costretto cinque persone ad abbandonare le proprie abitazioni, tra cui un minorenne, per il rischio che il fuoco si propagasse agli edifici vicini. Il veicolo è andato completamente distrutto e sono stati registrati danni anche ad altre auto e alle facciate degli immobili.
Grazie alle telecamere di sorveglianza, gli investigatori hanno ricostruito l’accaduto: l’uomo si sarebbe avvicinato al mezzo dopo aver verificato di non essere osservato, utilizzando un accelerante e un accendino per appiccare il rogo. Una volta fermato, avrebbe confessato, spiegando di aver agito su ordine di un’altra persona, che lo avrebbe ricompensato con 100 euro in contanti e cocaina.
Al di là del fatto di cronaca, l’episodio solleva una questione più profonda e inquietante:
com’è possibile che, nel 2026, qualcuno sia disposto a mettere in pericolo vite umane per una somma così irrisoria e per della droga?
Non si tratta solo di criminalità, ma di degrado sociale, di marginalità, di dipendenze che spingono a normalizzare gesti estremi. Bruciare un’auto non è un dispetto: è un atto che può causare morti, esplosioni, incendi a catena. Eppure, in questo caso, il “prezzo” dell’azione è stato sorprendentemente basso.
DROGA E MICROCRIMINALITÀ: UN BINOMIO SEMPRE PIÙ PRESENTE
Le Isole Canarie continuano a essere un punto strategico nelle rotte del narcotraffico, ma accanto ai grandi sequestri cresce una microcriminalità legata al consumo e allo spaccio locale, che colpisce quartieri residenziali e cittadini comuni.
Episodi come questo alimentano la percezione di insicurezza tra i residenti e pongono interrogativi sul futuro della convivenza civile in alcune zone dell’arcipelago, soprattutto quelle più colpite da disoccupazione, dipendenze e esclusione sociale.
INDAGINI ANCORA APERTE
Il caso è ora nelle mani del Giudice d’Istruzione di San Bartolomé de Tirajana, mentre la Guardia Civil continua a lavorare per identificare la persona che avrebbe ordinato l’incendio.
Nel frattempo, resta una riflessione difficile da ignorare:
se per 100 euro e un po’ di droga si arriva a bruciare un’auto sotto le case di famiglie innocenti, il problema non è solo giudiziario, ma sociale. E riguarda tutti.
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