Spiccano i casi di La Tejita, Cuna del Alma e Oliva Beach, così come gli scarichi in mare a Tenerife, il 70% dei quali non autorizzati.
Ecologistas en Acción ha presentato ieri il suo rapporto annuale bandiere nere 2024, distintivo assegnato a 48 spiagge spagnole, che ha come principale protagonista la massificazione turistica e l’urbanizzazione di tutto il litorale e i suoi effetti sugli ecosistemi e la biodiversità. Questi effetti sono dovuti all’invasione di spazi protetti, ai rifiuti marini, alle carenze nei sistemi di fognatura e depurazione, all’inquinamento chimico, luminoso e/o acustico e alla cattiva gestione ambientale.
Nel caso delle Canarie, il portavoce di Ecologistas en Acción, Cristóbal López, sottolinea che l’arcipelago è stato colpito da un “urbanismo predatorio” che cerca di “favorire le grandi catene alberghiere e le grandi costruzioni” come conseguenza della pressione esercitata dall’attività turistica e dalla massificazione. López chiede “un processo di razionalizzazione del turismo, con uno sfruttamento adeguato che non causi danni” alla popolazione locale, la cui qualità della vita è compromessa, e all’industria turistica stessa, che offre un prodotto di qualità inferiore.
Tra i casi più emblematici, ci sono gli hotel La Tejita (Granadilla) e Cuna del Alma (Adeje), attualmente in costruzione, e l’Oliva Beach, a Fuerteventura, una “costruzione illegale” che si chiede di demolire per recuperare uno spazio “unico al mondo” che causa danni “significativi all’ecosistema delle dune”.
Tenerife ha ricevuto un’altra Bandiera Nera “per la quantità di punti di scarico di acque reflue in mare”, il 70% dei quali non sono autorizzati e un terzo dei quali interessa spazi protetti: 40 punti nella zona di speciale conservazione di Teno-Rasca e 16 nella zona di sebadales del sud, una “realtà scandalosa” secondo Ben Magec.

