Dopo aver trascorso quasi 33 anni in carcere per un triplice omicidio che non aveva commesso, Beniamino Zuncheddu, un pastore sardo, è stato finalmente assolto e liberato dal Tribunale di Appello di Roma. Si tratta del più grave errore giudiziario nella storia d’Italia, causato da una falsa testimonianza e da una cattiva condotta della polizia.
Il caso risale al gennaio del 1991, quando in un ovile di Sinnai, vicino a Cagliari, furono uccisi tre pastori: Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe e Ignazio Pusceddu. Un quarto pastore, Luigi Pinna, sopravvisse all’aggressione e indicò Zuncheddu, allora ventiseienne, come il responsabile della strage. Basandosi su questa accusa, la magistratura condannò Zuncheddu all’ergastolo nel giugno del 1992, nonostante le sue continue proteste di innocenza.
Nel 2017, il caso fu ripreso dall’avvocato Mauro Trogu, che iniziò a raccogliere prove a favore di Zuncheddu. Trogu scoprì numerose incongruenze e contraddizioni nel processo, che portarono alla riapertura del caso nel 2020. La svolta arrivò quando Pinna, il testimone chiave dell’accusa, ammise di non aver mai visto il volto di Zuncheddu né di chi lo aveva aggredito, poiché era coperto. Pinna rivelò anche che un poliziotto gli aveva mostrato la foto di Zuncheddu, insistendo che fosse lui il colpevole. “Ho sbagliato ad ascoltare la persona sbagliata”, disse Pinna.
Di fronte a queste rivelazioni, l’accusa crollò completamente. Zuncheddu, che nel novembre scorso era stato scarcerato in attesa del verdetto, fu assolto sabato 27 gennaio “per non aver commesso il fatto”. “È la fine di un incubo”, disse tra le lacrime il pastore. Dopo la sentenza, scoppiò un lungo applauso in aula.
Al momento non è chiaro se Zuncheddu riceverà un risarcimento per l’ingiusta detenzione né quali saranno le conseguenze per il poliziotto che lo incastrò. Quello che è certo è che Zuncheddu ha perso gran parte della sua vita per un errore imperdonabile della giustizia italiana1234

