REGOLARIZZAZIONE DEGLI IMMIGRATI IN SPAGNA: L’OBIETTIVO REALE È OTTENERE PIÙ VOTI
La recente approvazione del decreto di regolarizzazione straordinaria degli immigrati in Spagna ha acceso un forte dibattito politico. Mentre il Governo PSOE e Podemos continuano a presentare la misura come un atto “umanitario” e di “giustizia sociale”, le dichiarazioni di Irene Montero hanno finito per svelare, secondo molti osservatori, il vero obiettivo dell’operazione: ampliare il bacino elettorale favorevole alla sinistra.
L’eurodeputata ed ex ministra dell’Uguaglianza ha affermato pubblicamente che, dopo la regolarizzazione, il passo successivo dovrà essere quello di permettere a queste persone di votare, attraverso un accesso più rapido alla cittadinanza o addirittura una modifica della legge elettorale. Parole che per l’opposizione rappresentano una vera e propria ammissione: il decreto non sarebbe un punto di arrivo, ma uno strumento politico a medio termine.
Attualmente, gli immigrati regolarizzati non hanno diritto di voto alle elezioni generali, regionali o comunali, salvo casi molto limitati. Tuttavia, da Podemos si parla apertamente di cambiare le regole, sostenendo che “chi vive e lavora qui deve poter decidere”.
Secondo i partiti di opposizione, queste affermazioni confermano il sospetto che la regolarizzazione di massa serva a modificare il futuro corpo elettorale, in un momento in cui la sinistra fatica a mantenere consenso tra ampie fasce della popolazione. Il Partito Popolare e altre formazioni denunciano che l’immigrazione venga utilizzata come leva elettorale, creando una futura platea di votanti legata politicamente a chi ha concesso i documenti.
La polemica è ulteriormente aggravata dal fatto che il decreto sia stato approvato tramite real decreto, evitando un confronto parlamentare approfondito, e in un contesto sociale già critico: disoccupazione elevata, emergenza abitativa e servizi pubblici sotto pressione, soprattutto in territori fragili come le Canarie.
Mentre il Governo continua a parlare di diritti e solidarietà, le parole di Irene Montero rafforzano una lettura politica netta: regolarizzare oggi per votare domani. Una strategia che non solo non ha spento le polemiche, ma ha consolidato l’idea che la politica migratoria venga usata come strumento elettorale, più che come una vera politica di Stato condivisa.
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