TRAGEDIA DI RIGOPIANO, NOVE ANNI DOPO: UNA FERITA ANCORA APERTA NELLA MEMORIA DELL’ITALIA
Il 18 gennaio 2017 resta una delle date più dolorose della storia recente italiana. Una ferita ancora aperta nella memoria collettiva dell’Abruzzo e dell’intero Paese. Alle 16:41, dal costone orientale del Gran Sasso, si staccò una valanga di proporzioni devastanti che, raggiungendo una velocità stimata di circa 100 chilometri orari, travolse l’Hotel Rigopiano, nel territorio comunale di Farindola.
Secondo le ricostruzioni, circa 120 mila tonnellate di neve si abbatterono sulla struttura alberghiera, distruggendola completamente e trascinandola di decine di metri a valle. Il bilancio fu drammatico: ventinove vittime, tra ospiti e personale dell’hotel. Famiglie intere vennero spezzate in pochi istanti, insieme a sogni e progetti di vita, lasciando un silenzio carico di dolore e incredulità.
In quei giorni l’Italia centrale era interessata da una eccezionale ondata di maltempo, con abbondanti nevicate e temperature rigidissime che avevano messo in ginocchio interi territori, rendendo estremamente difficili i collegamenti e i soccorsi. Le operazioni di salvataggio si svolsero in condizioni estreme, tra neve alta, strade impraticabili e il rischio costante di nuove valanghe.
Accanto ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile e alle forze di polizia, intervennero anche le Forze Armate, che misero a disposizione uomini, mezzi specializzati e competenze tecniche fondamentali per raggiungere l’area e supportare le delicate operazioni di ricerca dei sopravvissuti e delle vittime.
A distanza di anni, la tragedia di Rigopiano continua a interrogare il Paese, non solo sul piano giudiziario e delle responsabilità, ma anche su quello della prevenzione e della gestione delle emergenze in territori montani ad alto rischio.
Ricordare Rigopiano significa fermarsi davanti a quel dolore e rendere omaggio alle ventinove persone che persero la vita e ai loro familiari, che da allora convivono con un’assenza impossibile da colmare. Non dimenticare non è soltanto un atto di memoria, ma una responsabilità collettiva, affinché simili tragedie non si ripetano.
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