NIGERIA, CENTO STUDENTI RAPITI. L’ENNESIMA BARBARIE DEI MILIZIANI JIHADISTI
Un commando armato ha fatto irruzione nella notte in una scuola cattolica del nord della Nigeria, trascinando via oltre cento studenti. Un’operazione fulminea, feroce, portata a termine con la stessa logica del terrore che da anni semina sangue nella regione.
Le vittime sono ancora una volta giovani innocenti, colpiti perché cristiani e perché più vulnerabili di chiunque altro.
Secondo le prime ricostruzioni, i responsabili sarebbero miliziani legati ai gruppi jihadisti che infestano il Paese: cellule violente che usano la religione come maschera per legittimare rapimenti, estorsioni, massacri e devastazione. Bande che vivono di intimidazione, che si muovono nell’ombra e che da anni colpiscono scuole, chiese, villaggi e intere comunità.
La dinamica è sempre la stessa: arrivano armati, sparano in aria, sfondano i dormitori, trascinano via i ragazzi e poi spariscono nella boscaglia. Il loro obiettivo è chiaro: imporre il terrore e soffocare la libertà religiosa, trasformando la fede in un bersaglio.
Le famiglie sono allo stremo. I genitori, molti dei quali hanno già vissuto episodi simili, sono radunati davanti alla scuola, attendono notizie, pregano, implorano un intervento rapido mentre il governo tenta l’ennesima operazione di recupero in un territorio dove lo Stato è quasi assente.
E mentre la comunità internazionale esprime indignazione, la realtà è che questi gruppi estremisti continuano a colpire impuniti. Continuano perché nessuno riesce davvero a fermarli. Continuano perché la violenza è diventata la loro unica lingua.
Un altro segnale che la libertà di professare la propria fede — qualunque essa sia — è sotto attacco, e che contro l’estremismo jihadista servono risposte finalmente decise, concrete e immediate.
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