La Banca centrale europea accelera sul progetto dell’euro digitale e fissa l’asticella molto in alto: secondo documenti interni, la nuova moneta elettronica sarà in grado di gestire oltre 50 miliardi di transazioni all’anno una volta a regime. Una cifra che, pur essendo presentata come specifica tecnica e non come previsione ufficiale, riflette la fiducia dell’Eurotower nel potenziale rivoluzionario dello strumento, il cui debutto è atteso entro il 2028.
Una sfida al dominio di Visa e Mastercard
Oggi il mercato europeo dei pagamenti è dominato dai giganti americani Visa e Mastercard, che controllano circa due terzi delle transazioni con carta all’interno dell’eurozona. Nel solo 2024, gli europei hanno effettuato 84,6 miliardi di pagamenti elettronici, per un valore di oltre 3.200 miliardi di euro. Con il progressivo calo del contante, entro il 2028 le operazioni digitali potrebbero salire a 125 miliardi: se le stime della BCE si confermassero, l’euro digitale arriverebbe a coprirne fino al 40%, riducendo sensibilmente la dipendenza dell’Europa dalle soluzioni tecnologiche extra-UE.
Il timore delle banche
La prospettiva di un sistema di pagamento digitale gratuito, gestito direttamente dalla BCE, agita il settore bancario. Le commissioni generate da carte di credito e debito rappresentano in media circa il 30% del reddito operativo netto degli istituti europei. La diffusione dell’euro digitale potrebbe quindi erodere una delle principali fonti di ricavo del comparto, spostando miliardi di euro lontano dalle banche tradizionali.
Privacy e sovranità dei dati
Un altro obiettivo dichiarato di Francoforte è la tutela della sovranità digitale europea. Attualmente, gran parte dei dati sulle transazioni dei cittadini dell’UE passa attraverso infrastrutture e server controllati da attori internazionali. Con l’euro digitale, i flussi resterebbero invece all’interno dell’Unione, riducendo rischi geopolitici e garantendo una maggiore protezione delle informazioni sensibili.
Un equilibrio ancora da trovare
Da un lato, la BCE assicura che la nuova valuta non vuole sostituirsi al settore privato, ma affiancarlo. Dall’altro, i numeri e le stime circolate negli ultimi mesi lasciano intravedere un impatto profondo sugli equilibri attuali del mercato dei pagamenti. Per banche e operatori, il conto potrebbe essere salato: meno commissioni, meno centralità e il rischio di vedersi scavalcati da uno strumento pubblico che promette semplicità, sicurezza e costi zero per i consumatori.
Il dibattito resta aperto: per alcuni l’euro digitale rappresenta la vera emancipazione tecnologica dell’Europa, per altri un passo capace di destabilizzare l’intero ecosistema bancario.

