Ogni estate lo scenario si ripete: decine di yacht e imbarcazioni di lusso gettano l’ancora nelle acque cristalline dell’arcipelago della Maddalena, ignorando divieti e tutele ambientali. Il risultato? Praterie di posidonia distrutte, spiagge prese d’assalto e un ecosistema sempre più fragile. Eppure chi viene sorpreso a violare le regole se la cava con una contravvenzione ridicola: 51 euro, meno di una multa per divieto di sosta.
«È una cifra che fa ridere, non certo un deterrente», denuncia Giulio Plastina, direttore del Parco Nazionale. Il confronto con la Francia è impietoso: lo scorso giugno un catamarano ancorato in zona vietata davanti alle isole Riou e Plane è stato sanzionato con 50 mila euro di multa e quasi altrettanti di risarcimenti alle associazioni ambientaliste.
Un patrimonio naturale a rischio irreversibile
Gli esperti lo ripetono da anni: la posidonia è un pilastro dell’ecosistema marino. Stabilizza i fondali, produce ossigeno e custodisce biodiversità. Un solo ancoraggio scorretto può cancellare decenni di equilibrio naturale. Ma in Italia la repressione è quasi simbolica. Le immagini parlano da sole: Cala Coticcio e Cala Spalmatore invase da decine di barche, Santa Maria ridotta a un formicaio di bagnanti sbarcati da motonavi turistiche, Caprera congestionata da 800 auto al giorno senza vie di fuga. E la Spiaggia Rosa di Budelli, ormai chiusa, mutilata dall’assalto dei visitatori.
«Se perdiamo queste spiagge, non le recupereremo mai più», avverte Rosanna Giudice, presidente del Parco, sottolineando come i ginepri si stiano disseccando e le radici affiorino dalla sabbia.
Il peso del turismo nautico e la debolezza delle istituzioni
La Sardegna ospita quasi un quinto dei posti barca italiani, con la Gallura al centro del business. Le grandi imprese nautiche investono milioni, ma il Parco resta senza strumenti: personale insufficiente, consiglio di amministrazione bloccato, procedure lente e nessuna autonomia per far rispettare i divieti.
Intanto, il mancato pagamento dei ticket di accesso alle acque protette genera un’evasione stimata tra il 30 e il 35%: oltre 700 mila euro all’anno, fondi che basterebbero a creare squadre di vigilanza e rafforzare i controlli. «Siamo moscerini contro titani», ammette Plastina.
L’intervento del Codacons: «Multare non basta, sequestrare le barche»
La situazione ha spinto anche il Codacons a intervenire con una denuncia alle Procure competenti per danneggiamento ambientale e omissione di atti d’ufficio da parte della Guardia Costiera. «È uno scempio quotidiano», si legge nella nota dell’associazione, che sottolinea l’assurdità del sistema: in Italia chi viola un’area protetta paga 51 euro, in Francia rischia 100 mila.
Per il Codacons l’unica soluzione efficace è il sequestro immediato delle imbarcazioni colte in flagrante, oltre all’adeguamento delle sanzioni agli standard europei e al reinvestimento dei proventi in vigilanza e personale.
Un equilibrio che non può più aspettare
Il paradosso è evidente: un tesoro naturale riconosciuto a livello internazionale rischia di soccombere sotto il peso di un turismo senza regole, sacrificato a interessi economici e a una burocrazia che paralizza ogni intervento.
«Non possiamo più permettere che la Maddalena diventi un parco giochi per pochi privilegiati a spese di tutti», ammonisce la presidente Giudice. Perché quando un ecosistema si spezza, non esiste multa o risarcimento che possa ricostruirlo.

