Nell’Italia del 2025, la gestione della salute si sta sempre più spostando verso una dimensione autonoma e digitale. Cresce la tendenza a ricorrere al fai-da-te, sia nell’uso di farmaci da banco e integratori, sia nella ricerca di informazioni su sintomi, terapie e diagnosi. Non ci si affida più solo a “Dr. Google”: accanto ai motori di ricerca, avanzano con forza gli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, utilizzati da un numero crescente di cittadini per trovare risposte in ambito sanitario.
Secondo i dati di Assosalute, il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione ha mantenuto una certa stabilità nel 2024, con quasi 291 milioni di confezioni vendute. Il fatturato ha superato i 3 miliardi di euro, segnando una crescita dell’1,7%. Anche il settore degli integratori alimentari registra cifre rilevanti: oltre 203 milioni di confezioni vendute nelle farmacie italiane in un anno, per un valore vicino ai 4 miliardi. La farmacia fisica rimane il punto di riferimento principale per l’acquisto, ma il canale online, sebbene ancora marginale (3,5% delle vendite), mostra segnali di crescita costante.
L’AI entra nella routine sanitaria quotidiana
La vera novità, però, è rappresentata dalla crescente familiarità degli italiani con l’intelligenza artificiale. Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, il 31% dei cittadini ha utilizzato almeno una volta strumenti di AI generativa, e l’11% lo ha fatto per questioni legate alla salute. Le motivazioni principali sono la velocità nel reperire informazioni (50%) e la semplicità d’uso (44%). I temi più ricercati riguardano sintomi, terapie e farmaci.
Nonostante ciò, emergono timori diffusi: il 36% dei cittadini teme che l’uso dell’AI possa compromettere il rapporto umano con il medico, e il 29% esprime preoccupazione per una possibile sostituzione della figura medica. Tuttavia, un italiano su tre ritiene che l’AI possa portare benefici superiori ai rischi, e il 24% la considera un valido supporto per migliorare l’efficienza diagnostica dei professionisti.
Il ruolo chiave del farmacista e le cautele degli specialisti
In questo scenario ibrido tra innovazione e autonomia, il farmacista resta un punto di riferimento fondamentale. “L’automedicazione – spiega Andrea Mandelli, presidente della FOFI – richiede una guida professionale. Il farmacista è presente sul territorio, accessibile e capace di fornire indicazioni basate su evidenze scientifiche. È proprio in questa interazione che si può contrastare la disinformazione che circola online.”
Anche la Federazione sta esplorando il potenziale dell’AI, ad esempio con l’introduzione di un chatbot per supportare i colleghi nella risposta a quesiti tecnici. “La tecnologia può essere un alleato – aggiunge Mandelli – ma deve essere integrata responsabilmente e con il medico o il farmacista come supervisori”.
A mettere in guardia da derive eccessivamente autonome è anche Francesco Dentali, presidente della Fadoi: “L’AI offre opportunità interessanti, ma non può e non deve sostituire la valutazione clinica. Le malattie croniche o complesse richiedono un approccio globale, fatto di esperienza, empatia e conoscenza clinica. Serve un’alleanza vera tra cittadino, medico e tecnologie”.
Fai-da-te in crescita, ma il sistema sanitario resta in difficoltà
Alla base di questa corsa all’autogestione non ci sono solo motivi culturali o tecnologici, ma anche limiti strutturali del sistema sanitario. Liste d’attesa lunghe e costi elevati spingono sempre più cittadini a cercare soluzioni alternative, spesso fai-da-te. In questo contesto, la presenza di figure professionali accessibili e competenti come i farmacisti e la supervisione medica restano essenziali per evitare rischi di diagnosi errate o terapie inadeguate.

