Durante il suo viaggio a Roma, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non si è limitato a dialogare con i grandi leader occidentali come Donald Trump, Giorgia Meloni, Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen. Nelle ore successive ai funerali di Papa Francesco, Zelensky ha scelto di tessere rapporti anche dentro le mura vaticane, incontrando due figure di primo piano, il cardinale Pietro Parolin e il cardinale Matteo Zuppi, entrambi considerati possibili successori di Bergoglio.
Nonostante l’agenda fitta di impegni, Zelensky ha trovato spazio per colloqui riservati con i due prelati, consapevole che i futuri equilibri della Chiesa cattolica potrebbero giocare un ruolo fondamentale anche nella gestione diplomatica del conflitto in Ucraina. Parolin, fino a pochi giorni fa Segretario di Stato della Santa Sede, e Zuppi, presidente della CEI e già incaricato da Papa Francesco per missioni di pace tra Kiev e Mosca, sono figure chiave per la linea diplomatica vaticana presente e futura.
Le richieste di Zelensky ai due cardinali
Il presidente ucraino ha riferito di aver discusso con Parolin della necessità di costruire «una pace giusta e duratura», sottolineando gli sforzi comuni tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa per raggiungere un cessate il fuoco totale e senza condizioni. Zelensky ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto al diritto all’autodifesa del suo Paese e ha ribadito il suo auspicio che la Santa Sede continui a favorire l’unità internazionale verso la pace, il rimpatrio dei bambini ucraini deportati e la liberazione dei prigionieri di guerra.
Temi, questi, centrali anche nell’incontro con Zuppi, che nei mesi passati ha guidato missioni delicate per cercare spiragli di dialogo tra Ucraina e Russia. Zelensky ha posto particolare enfasi sulla sorte dei minori trattenuti in territorio russo: «La priorità per noi è riportare a casa i nostri figli e i nostri prigionieri, riunirli ai loro familiari», ha dichiarato, rilanciando l’appello al Vaticano affinché si faccia mediatore in questa battaglia umanitaria.

