Autodenuncia contro il nuovo Codice della Strada: il caso del segretario dei Radicali Italiani
Il segretario dei Radicali Italiani, Filippo Blengino, ha scelto un gesto eclatante per contestare il nuovo Codice della Strada. Dopo aver fumato cannabis sabato, si è messo alla guida lunedì e si è poi autodenunciato alla polizia. Questa iniziativa punta a mettere in discussione una norma controversa del nuovo Codice, che prevede il ritiro della patente per chi risulti positivo a un test per sostanze stupefacenti, indipendentemente dal fatto che sia in stato di alterazione psicofisica al momento della guida.
La questione è particolarmente critica per la cannabis, poiché i test possono rilevarne tracce anche giorni dopo l’assunzione, penalizzando guidatori perfettamente lucidi. Come ha sottolineato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, «Lucido sì o lucido no, io ti ritiro la patente e tu fino a tre anni non la rivedi più». Tuttavia, molti esperti contestano l’efficacia di questa norma nel raggiungere l’obiettivo dichiarato di salvare vite.
Una sfida legale alla norma
In un video pubblicato su Instagram, Blengino ha documentato il momento in cui si è autodenunciato. «Io mi voglio autodenunciare. Sto violando il Codice della Strada», ha dichiarato, aggiungendo che rischia pene severe: «Un anno di carcere, 6 mila euro di multa e tre anni senza patente. Sabato sera ho fumato, stamattina ho deciso di mettermi alla guida e, nonostante sia perfettamente lucido, sono ancora positivo al test del THC».
Nel video è intervenuto anche Matteo Hallissey, presidente dei Radicali Italiani, il quale ha annunciato che il partito chiederà ai tribunali di sollevare la questione di legittimità costituzionale di questa norma, definendola urgente da revocare.
Da illecito amministrativo a reato?
La norma è stata già contestata da diverse associazioni antiproibizioniste, che la considerano un abuso. Secondo queste associazioni, trasformare un illecito amministrativo, come il consumo personale di cannabis, in un reato penale senza che vi sia un fatto tangibile e materiale, come la guida in stato di alterazione, contraddice i principi del diritto italiano. La questione sollevata è che il reato, per essere tale, richiede un comportamento che rappresenti un pericolo concreto, cosa che un test positivo, di per sé, non dimostra.
Anche il cantante Vasco Rossi ha espresso il suo dissenso verso la norma, innescando un acceso scambio di opinioni sui social con Salvini. Il ministro ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica affermando che verranno fatte eccezioni per chi utilizza cannabis a scopo terapeutico, ma ha ribadito la linea dura contro chi «sballa», dichiarando «tolleranza zero».
Una norma sotto esame
La discussione sul nuovo Codice della Strada non si limita al caso di Blengino, ma apre un dibattito più ampio sui limiti tra libertà personale e sicurezza pubblica. La questione di legittimità costituzionale potrebbe rappresentare un banco di prova per questa norma, il cui impatto reale sulla sicurezza stradale rimane tutto da dimostrare.

