L’Ungheria ha recentemente chiesto la revoca dell’immunità parlamentare per l’eurodeputata Ilaria Salis, un’esponente del gruppo Avs, eletta al Parlamento europeo lo scorso giugno. La richiesta è stata avanzata dai deputati ungheresi del partito Fidesz, guidato dal premier Viktor Orbán, durante una sessione plenaria a Strasburgo. L’accusa mossa contro Salis è relativa a un episodio avvenuto a Budapest, in cui la deputata avrebbe aggredito alcuni militanti neonazisti. Tuttavia, l’elezione al Parlamento europeo le ha garantito l’immunità, impedendole di essere processata per quei fatti.
Il premier ungherese Orbán, nonostante il tempo trascorso, ha manifestato chiaramente il suo dissenso verso la presenza di Salis nel Parlamento europeo, attaccandola pubblicamente per il suo passato e le sue critiche aspre verso il governo ungherese. Orbán ha dichiarato che è “assurdo” ascoltare chi, secondo lui, avrebbe commesso atti di violenza a Budapest, mentre ora promuove principi legati allo stato di diritto.
Dal canto suo, Ilaria Salis ha prontamente risposto alla richiesta ungherese, difendendo la propria posizione. In una dichiarazione ufficiale, ha ribadito il suo impegno nella difesa dei diritti umani e dello stato di diritto, accusando il governo ungherese di rappresentare un sistema “illiberale e oligarchico”. Salis ha inoltre sottolineato che il suo caso non riguarda solo il suo destino personale, ma riflette una battaglia più ampia per l’Europa e i suoi valori, messi sempre più a rischio da forze politiche autoritarie.
La richiesta di revoca dell’immunità parlamentare ha dunque acceso nuovamente il dibattito sull’indipendenza del Parlamento europeo e sui conflitti tra le diverse visioni politiche che animano il continente, soprattutto in un momento in cui il ruolo delle istituzioni europee viene messo in discussione da alcuni governi nazionali.

