Un recente studio governativo statunitense ha evidenziato un possibile legame tra l’esposizione a livelli elevati di fluoro nell’acqua potabile e una riduzione del quoziente intellettivo (QI) nei bambini. Nonostante il fluoro sia riconosciuto per i suoi benefici nella prevenzione della carie dentale, il rapporto sottolinea un potenziale rischio neurologico associato alla sua presenza in concentrazioni superiori ai limiti consigliati.
Il documento, pubblicato dal Programma Nazionale di Tossicologia degli Stati Uniti, rappresenta la prima volta che un’agenzia federale ha riconosciuto, con un livello di “moderata certezza”, l’esistenza di un legame tra un’elevata esposizione al fluoro e un QI più basso nei bambini. Sebbene il rapporto non fosse mirato a valutare gli effetti del fluoro nei livelli comunemente presenti nell’acqua potabile, rappresenta un passo significativo nel riconoscimento dei potenziali rischi neurologici associati a questo elemento.
Storicamente, il fluoro è stato aggiunto all’acqua potabile per rafforzare i denti, riducendo l’incidenza delle carie. L’aggiunta di fluoro all’acqua è considerata una delle grandi conquiste della salute pubblica del XX secolo. Tuttavia, questo nuovo studio suggerisce che livelli di fluoro superiori a 1,5 milligrammi per litro d’acqua potrebbero essere associati a una diminuzione del QI nei bambini, con una riduzione che potrebbe variare tra i 2 e i 5 punti.
Dal 2015, le autorità sanitarie statunitensi raccomandano un livello di fluorizzazione dell’acqua pari a 0,7 milligrammi per litro, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato un limite di sicurezza di 1,5 milligrammi per litro. Il rapporto stima che circa lo 0,6% della popolazione statunitense, pari a circa 1,9 milioni di persone, utilizza sistemi idrici con livelli di fluoro pari o superiori a questo limite.
L’American Dental Association, sostenitrice storica della fluorizzazione dell’acqua, ha criticato in passato alcuni studi che suggerivano effetti negativi del fluoro. Attualmente, l’associazione sta esaminando i risultati del nuovo rapporto.
Il fluoro è un minerale presente naturalmente nell’acqua e nel suolo. La scoperta, circa 80 anni fa, che alti livelli di fluoro nell’acqua potabile riducessero l’incidenza delle carie, ha portato alla sua aggiunta nell’acqua di molte città americane, a partire da Grand Rapids, Michigan, nel 1945. Nonostante i benefici dentali, l’accumulo di fluoro è stato collegato a condizioni come la fluorosi, che causa macchie sui denti.
Nel tempo, tuttavia, sono emersi studi che sollevano preoccupazioni sugli effetti del fluoro sullo sviluppo del cervello, in particolare nei feti e nei bambini molto piccoli. Questi studi hanno evidenziato possibili impatti sulla funzione neurochimica in aree del cervello responsabili di apprendimento, memoria e comportamento.
Nel 2006, il National Research Council ha suggerito che ulteriori ricerche erano necessarie per comprendere meglio i possibili effetti neurologici del fluoro. Alla luce di nuove evidenze, il Programma Nazionale di Tossicologia ha avviato nel 2016 una revisione degli studi disponibili per valutare se fossero necessarie nuove misure di regolamentazione del fluoro nell’acqua potabile.

