A Torino, un tragico errore in una rinomata clinica ha portato alla morte di Carla Raparelli, una donna di 71 anni. Il caso è emerso grazie al coraggio di un’anestesista che ha rifiutato di ignorare le anomalie riscontrate nella cartella clinica. Raparelli ha ricevuto una trasfusione di sangue destinata a un altro paziente, una sacca di sangue non compatibile che ha causato un arresto cardiaco fatale.
L’anestesista, durante i tentativi di rianimazione, si è accorta dell’errore e lo ha documentato nonostante le pressioni per alterare i registri e attribuire la morte della paziente a una sepsi. Questo gesto ha permesso alla procura di avviare un’indagine che ha portato alla chiusura delle indagini un anno dopo l’incidente.
L’infermiere responsabile dell’errore non avrebbe rispettato la procedura ministeriale che prevede la doppia verifica della compatibilità tra paziente e sacca di sangue, firmando i moduli di controllo senza effettuarli realmente. Anche il medico coinvolto, che avrebbe dovuto supervisionare il processo, non era presente in clinica al momento della trasfusione.
Ora, un infermiere di 54 anni e un cardiochirurgo di 42 anni rischiano l’accusa di omicidio colposo e falso ideologico in atto pubblico.

