Nel tentativo di combattere il bracconaggio dei rinoceronti, un problema che ha devastato le popolazioni di questi animali, i ricercatori in Sudafrica stanno sperimentando un approccio innovativo e audace: rendere i corni dei rinoceronti radioattivi. Questo progetto, noto come “Rhisotope Project”, mira a inserire isotopi radioattivi nei corni per dissuadere i bracconieri e facilitare la rilevazione dei corni ai controlli doganali.
Il contesto del bracconaggio
Il bracconaggio dei rinoceronti è una minaccia grave, in particolare in Sudafrica, che ospita circa il 90% della popolazione mondiale di rinoceronti. I corni di rinoceronte sono molto richiesti sul mercato nero, soprattutto in Asia, dove vengono erroneamente considerati di grande valore medicinale. Questa domanda ha portato a una caccia spietata, causando la morte di migliaia di rinoceronti nel corso degli ultimi anni.
Il progetto Rhisotope
Il Rhisotope Project è una collaborazione tra l’Università di Witwatersrand e vari partner internazionali, con il supporto dell’agenzia nucleare russa Rosatom. Il progetto prevede l’inserimento di isotopi radioattivi non dannosi nei corni dei rinoceronti. Attualmente, i ricercatori stanno testando l’uso di isotopi non radioattivi su due rinoceronti, Igor e Denver, per monitorare la loro sicurezza e l’efficacia del metodo.
Il principio alla base del progetto è duplice: rendere i corni meno appetibili per i compratori, che potrebbero temere le radiazioni, e facilitare la rilevazione dei corni ai controlli doganali, grazie ai rilevatori di radiazioni presenti negli aeroporti e nei porti di tutto il mondo. Inoltre, il trasporto di materiali radioattivi potrebbe comportare accuse più gravi per i trafficanti, inclusi i reati di terrorismo.
I benefici rispetto ad altre tecniche
Il metodo dei corni radioattivi potrebbe rappresentare un’alternativa meno invasiva e più duratura rispetto alla pratica attuale della de-cornizzazione, che richiede di rimuovere i corni ogni 18 mesi. Con i marcatori radioattivi, l’intervento sui corni potrebbe essere necessario solo ogni cinque anni, riducendo lo stress sugli animali e i costi per le riserve naturali.
Prospettive future
Se i test iniziali avranno successo, il progetto potrebbe essere ampliato e applicato su vasta scala, offrendo una nuova speranza nella lotta contro il bracconaggio. La comunità scientifica spera di presentare i risultati preliminari in occasione della Giornata Mondiale del Rinoceronte, il 22 settembre, con l’obiettivo di diffondere questa tecnologia a tutte le riserve e i parchi che ospitano rinoceronti.
Questa iniziativa rappresenta un esempio di come la tecnologia e l’innovazione possano contribuire alla conservazione delle specie minacciate, aprendo nuove strade per la protezione della fauna selvatica contro le attività illegali e distruttive.

