L’ECONOMIA DI TENERIFE RALLENTA: TURISMO SOTTO PRESSIONE TRA PROTESTE LOCALI E NUOVE SCELTE DEI VIAGGIATORI
L’economia di Tenerife e dell’intero arcipelago delle Canarie continua a crescere, ma a ritmi più contenuti rispetto agli anni del boom post-pandemia. Dopo stagioni record per arrivi e fatturato turistico, il 2025–2026 segna una fase di rallentamento che mette in luce fragilità strutturali e tensioni sociali sempre più evidenti.
Il turismo resta il pilastro dell’economia isolana, generando una parte fondamentale del PIL e dell’occupazione. Tuttavia, la crescita non ha mantenuto la stessa intensità degli anni precedenti. L’aumento degli arrivi è più moderato e anche la spesa media per visitatore mostra segnali di stabilizzazione. Non si parla di crollo, ma di una fase di raffreddamento che impone riflessioni strategiche.

Tra i fattori che hanno inciso sul clima generale vi sono anche le proteste dei residenti canari contro il cosiddetto overtourism. Negli ultimi anni migliaia di cittadini sono scesi in piazza con lo slogan “Canarias tiene un límite”, denunciando l’impatto del turismo di massa sulla qualità della vita. I principali motivi di malcontento riguardano l’aumento vertiginoso degli affitti, la difficoltà di accesso alla casa per i residenti, la pressione sulle infrastrutture pubbliche, l’incremento del costo della vita e la percezione che una parte significativa dei profitti lasci l’isola.
Queste manifestazioni non hanno determinato un crollo immediato dei flussi turistici, ma hanno contribuito a generare un clima di attenzione internazionale. In alcuni mercati, come quello britannico, operatori del settore hanno segnalato una maggiore cautela nelle prenotazioni e una crescente concorrenza da parte di altre destinazioni mediterranee, come Grecia, Turchia e Nord Africa. La percezione di tensioni sociali, amplificata dai media, può influenzare le scelte di una parte dei viaggiatori, soprattutto in un contesto di forte competizione globale.
Va però sottolineato che la maggioranza dei residenti riconosce l’importanza economica del turismo. Il dibattito non è contro il turista in sé, ma contro un modello ritenuto squilibrato e poco sostenibile nel lungo periodo. Il nodo centrale riguarda la gestione dei flussi, la redistribuzione dei benefici economici e la tutela del territorio.

Parallelamente, persistono criticità strutturali: forte dipendenza da un unico settore, occupazione spesso stagionale o a basso valore aggiunto, difficoltà nell’attrarre investimenti in ambiti innovativi e tecnologici. La chiusura di attività tradizionali e la trasformazione dei centri urbani in aree sempre più orientate al turismo alimentano ulteriormente il dibattito sociale.
Le istituzioni e le organizzazioni imprenditoriali stanno discutendo misure di riequilibrio: regolamentazione degli affitti turistici, investimenti in formazione professionale, sostegno alle PMI locali, sviluppo dell’economia digitale ed energie rinnovabili. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità dell’isola agli shock esterni e costruire un modello più resiliente.
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