TENERIFE, IL TURISMO CAMBIA VOLTO: STRADE E AEREI VUOTI NONOSTANTE I RECORD DI ARRIVI
Tenerife continua a registrare numeri da record nelle statistiche ufficiali, con milioni di visitatori che ogni anno sbarcano sull’isola. Tuttavia, la percezione quotidiana dei residenti racconta una realtà profondamente diversa: strade tranquille, locali semivuoti, spiagge con meno affluenza rispetto al passato. Un contrasto che solleva interrogativi e apre un dibattito sempre più acceso sul nuovo modello turistico.
Negli ultimi anni, infatti, l’isola ha assistito a un cambiamento radicale nella tipologia di visitatore. Se un tempo la destinazione era dominata da turisti nordeuropei che esploravano l’isola, noleggiavano auto, mangiavano nei ristoranti locali e alimentavano l’economia al di fuori dei resort, oggi il profilo è diverso. La crescita maggiore arriva dal mercato nazionale spagnolo, attratto dai pacchetti tutto incluso offerti dalle grandi catene alberghiere.
Un turismo “chiuso”, che concentra consumi e attività interamente dentro le strutture ricettive. Gli hotel offrono piscine multiple, ristoranti 24 ore, animazione continua e servizi completi: un vero e proprio ecosistema autosufficiente che lascia poco o nulla al territorio circostante.
Le conseguenze sono evidenti. Secondo gli operatori locali, la presenza turistica “si vede molto meno” perché i visitatori tendono a non uscire dalle strutture. I ristoranti tradizionali lamentano un calo costante della clientela, le agenzie di escursioni registrano prenotazioni inferiori rispetto agli anni pre-pandemia, e le strade delle zone turistiche mostrano un movimento ridotto rispetto al numero di arrivi comunicati dagli enti ufficiali.
Molti residenti parlano anche di un “effetto paradosso”: più turisti arrivano, ma meno impatto si percepisce sul territorio. Alcuni sostengono che il modello all inclusive stia impoverendo il tessuto economico locale, privilegiando solo le grandi catene alberghiere e lasciando fuori piccoli imprenditori e commercio tradizionale.
Il dibattito è aperto e sempre più acceso. C’è chi chiede un ripensamento della strategia turistica dell’isola, puntando su un modello più equilibrato e sostenibile, capace di distribuire ricchezza e presenza reale sul territorio. E c’è invece chi difende l’all inclusive, sostenendo che garantisca flussi stabili e un’immagine di sicurezza e comodità per il visitatore.
Molti lettori puntano il dito alle manifestazioni fatte i primi mesi dell’anno contro il turismo, con atteggiamenti forti contro gli inglesi e i turisti che alimentavano l’economia dell’isola, uno dei punti chiave che ha costretto le catene hotelere a lanciare pacchetti super economici alla clientela locale.
Sono note le immagini in rete sociale “turist go home” o “italiani tornate a casa” che hanno fatto il giro del mondo, senza la consapevolezza che la crescita delle isole negli anni è avvenuta propio per gli investimenti dei predetti.
In mezzo, resta la percezione diffusa tra chi vive l’isola ogni giorno: un turismo che cresce nei numeri ma che “sparisce” nella vita quotidiana. Un fenomeno che sta cambiando il volto di Tenerife e che pone domande cruciali sul futuro economico e sociale dell’arcipelago.
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