La nave incagliata a Lanzarote — un peschereccio probabilmente rubato in Marocco e usato come patera da cinque migranti — ha preso fuoco dopo essersi arenata sulla costa di Órzola, provocando una fuoriuscita di carburante che ha costretto ad attivare il Piano Marittimo Nazionale per evitare che l’inquinamento si estendesse lungo il litorale.
La situazione, localizzata nella zona conosciuta come Charco de la Condesa, è stata segnalata da un residente che, verso le 5.30 del mattino (ora locale), ha allertato i servizi di emergenza, secondo quanto comunicato dal 112. Fino a quel momento non era giunta alcuna richiesta di soccorso da parte degli occupanti: quattro adulti e un minore, che sono stati messi in salvo dai vigili del fuoco dell’isola.
Intorno alle 9.00, dal vano di stoccaggio della nave ha cominciato a fuoriuscire un denso fumo e, nel giro di pochi minuti, sono divampate fiamme visibili anche dalla coperta. Le squadre del Consorzio Insulare per le Emergenze sono intervenute con manichette dall’entroterra, riuscendo a contenere l’incendio.
I danni provocati dall’incaglio e successivamente dall’incendio hanno spaccato lo scafo, facendo fuoriuscire due grandi serbatoi di carburante. Come temuto dalle autorità, parte del contenuto si è riversato in mare, ha riferito un portavoce del Consorzio di Emergenze di Lanzarote.
«Il peschereccio è del tutto irrecuperabile, completamente distrutto», ha dichiarato all’agenzia EFE il capitano marittimo di Las Palmas, Ignacio Gallego, che già dalle prime ore del mattino ha mobilitato i mezzi statali anti-inquinamento.
Anche il Governo delle Canarie e il Cabildo hanno attivato i rispettivi piani di emergenza, poiché quanto accaduto «può compromettere la flora e la fauna della Riserva Naturale Integrale de Los Islotes e del Parco Naturale dell’Arcipelago Chinijo, con un potenziale impatto negativo sul settore turistico», come riportato nel decreto firmato dal presidente dell’ente insulare, Oswaldo Betancor.
Da terra si cerca di contenere lo sversamento con panne e materiali assorbenti, ma il cambio della marea ha reso necessario attendere la notte per avvicinarsi nuovamente allo scafo. La nave si trova infatti su una secca rocciosa estesa, raggiungibile con la bassa marea, ma che resta isolata a circa 300 metri dalla riva con l’alta marea.
Salvamento Marítimo ha inviato sul posto due unità di base a Lanzarote, la Guardamar Polimnia e la Salvamar Al Nair, che collaborano alle operazioni di decontaminazione.
Secondo quanto accertato finora dalla Capitanía Marítima, il peschereccio era partito da un punto imprecisato del Marocco con 5.500 litri di gasolio nei serbatoi. Non è noto quanto carburante fosse rimasto al momento dell’incaglio, ma con ogni probabilità gran parte è bruciata nell’incendio.
Questa circostanza, unita alla natura del carburante (leggero) e alle condizioni favorevoli di vento e marea che per ora hanno confinato lo sversamento in una piccola insenatura, fa sperare le autorità che l’impatto ambientale non sarà grave. Le amministrazioni si riuniranno di nuovo giovedì alle 10.00 per valutare la situazione e decidere se mantenere lo stato di emergenza.
Nel frattempo, la Polizia ha interrogato gli occupanti dell’imbarcazione — un tonnaro in legno con bandiera marocchina sul ponte — giungendo alla conclusione che si tratta di una patera.
Il sospetto era sorto fin dall’inizio: i migranti, giunti a terra scalzi e debilitati, avevano dichiarato ai vigili del fuoco di non aver mangiato da cinque giorni, circostanza che non corrispondeva a un presunto incidente di pesca.
La Guardia Civil ha aperto un’indagine per chiarire la proprietà dell’imbarcazione e il porto di partenza, anche se al momento non vi sono risultati ufficiali. Una delle ipotesi è che si tratti di un peschereccio rubato, ipotesi che la Polizia sta ugualmente verificando.
Secondo la Capitanía Marítima, infatti, si tratterebbe probabilmente di un tonnaro sottratto al suo armatore, che non è ancora stato possibile rintracciare per stabilirne l’origine esatta.
Gli investigatori hanno inoltre appurato che uno dei cinque migranti aveva già tentato in passato di entrare illegalmente in Spagna.
L’utilizzo di pescherecci come mezzi per il trasporto di migranti non è frequente sulla Rotta Canaria, ma esiste un precedente recente, sempre a Lanzarote: il 18 giugno un altro peschereccio marocchino arrivò al porto di Arrecife con 14 uomini a bordo, uno dei quali minorenne.
Tutti chiesero asilo politico sostenendo di essere marinai con problemi lavorativi con l’armatore. Tuttavia, come riportato da Diario de Lanzarote, le indagini successive rivelarono che non erano membri dell’equipaggio, bensì migranti che avevano pagato per la traversata.
Quando l’armatore del peschereccio si recò a Lanzarote per recuperarlo, denunciò che l’imbarcazione era stata rubata nel porto di Agadir.

